SVOLVÆR – STØ
(STØ BOBILCAMP)

giornalieri 180
totali 4.171

Oggi salutiamo le Lofoten e ci spostiamo alle Vesterålen.

Per il primo tratto ripercorriamo la strada fatta ieri con l’autobus poi proseguiremo verso nord e tramite un tunnel sottomarino arriviamo sulla prima isola delle Vesterålen.

Nel pomeriggio arriviamo a Niksund, un ex paese di pescatori abbandonato negli anni 50 e parzialmente restaurato da alcuni artisti a partire dagli anni 90.

Il paesino, raggiungibile solo con una strada sterrata di quasi 12 km., è tutto concentrato all’interno di un piccolissimo fiordo, protetto dal mare da una diga foranea.

Un cartello nuovo ci accoglie prima della diga… è valido solo per i camper e roulotte e la traduzione è inequivocabile… ahahhaah

L’immagine che ti para davanti quando arrivi e parcheggi nel piccolo spazio prima della diga di protezione è quella di una cartolina con le le case di tutti i colori che si stagliano sul cielo (quasi) azzurro

Me la immagino nella notte artica coperta di neve, con il vento e il mare che la sferzano e illuminata solo dall’aurora boreale che squarcia il buio con mille colori.

Qui, in questo pezzettino di terra, ci vivono stabilmente 12 persone, come a Torcello ma qui la vita, specialmente in inverno, in questo isolamento pressoché totale è sicuramente molto più dura. Mi piacerebbe molto tornarci in inverno per condividere queste sensazioni con chi ci vive abitualmente. Il prossimo viaggio invernale si potrebbe programmare qui, anche perché in queste zone non è mai particolarmente freddo per via della corrente del Golfo.

Visitiamo Niksund e poi saliamo sulla colinetta che si trova alle sue spalle.

Ci spostiamo a Stø dove c’è un piccolo campeggio con un ristorante tanto decanto dal Lonely che mi ispira e voglio provare. (N 69.01959 – E 15.10873).

Questa sera per la prima volta in Norvegia si cena in ristorante. La scelta non é tanta, io prendo dell’hallibut che volevo assaggiare e Alberto una specie di tagliata affumicata e salata, dolcetto e caffè e poi in camper.

Tempo inclemente anche oggi senza pioggia ma anche senza sole.

A Stø questa sera ci sono circa 8 gradi, anche se i locali sembrano non accorgersene.

 

 

STØ – ANDENES
giornalieri 182

totali 4.353

Anche oggi al risveglio il cielo è coperto e pioviggina.

Ieri sera eravamo incerti se incominciare il rientro e andare a cercare il sole in Svezia visto che qui, almeno fino a martedì prossimo di sole proprio non se ne parla, rinunciando perciò all’isola di Andoya, a Bleik e a Andenes e all’eventuale uscita di avvistamento delle balene. Poi abbiamo deciso che visto che ormai eravamo arrivati fin qui valeva la pena di andare avanti. Di sole comunque quando torneremo a casa ne avremmo fino a stufarci, le Vesterålen invece chissà se ci torneremo mai più.

E poi questo è il nord, lo sapevamo, sapevamo che qui il sole è un regalo, è vero quando uno dice che il nord o lo ami o lo odi e se vuoi il sole a tutti i costi qui proprio non ci devi venire.

Questa mattina fa più freddo del solito, visitiamo Stø ma in realtà non c’è tanto da vedere e così ci mettiamo in viaggio per l’isola di Andoya e Andenes, il suo capoluogo, che dista circa 180 km.

Invece di percorrere la strada più veloce arriviamo a Andenes per la strada turistica quella che corre tutta lungo la costa occidentale con belle vedute sul mare passando paesini e spiagge bianche. Il cielo all’orizzonte accenna a schiarire ma non basta per dare ragione ai luoghi che passiamo, mancano i colori del sole che darebbero ancora più risalto alle trasparenze del mare.

Passiamo Bleik visitiamo il molo, ci spingiamo fin sulla spiaggia per vedere Bleiksoya, l’isola di fronte a Bleik dove c’è una colonia di puffin.

Non so più ormai quanti anni sono che voglio vederli da vicino ma anche qui non c’è ombra di volatile intorno all’isola.

Ci sono delle barche che partono per Bleiksoya per il puffin-safari ma costano 500nok a persona e mi sembra un po’ tantino per un’isola distante qualche centinaio di metri dalla costa…

Anche quest’anno mi sa che… niente puffin.

Proseguiamo per Andanes e vi arriviamo verso le 18.

Questo sarà il punto più alto del viaggio: 69 gradi, 19 primi NORD, solo 2 gradi in meno di Capo Nord…

Il freddo è notevole… l’orsetto e il piumino che mi sono comprata sono la manna per poter resistere fuori…

Le notizie che ci giungono da casa ci fanno apprezzare ancora di più il nostro “freschetto” a Venezia questa sembra essere l’estate più calda degli ultimi 150 anni…

Facciamo un giretto 2 spese in un piccolo supermercatino con la “stanza surgelati” e torniamo in camper. Parcheggiamo lungo il molo vicino ad altri 3 camper di italiani, il cartello dice “no camping” boh staremo a vedere… (N 69.32265 – E 16.13220).

Tentiamo un’ultima uscita ma piove roba fina e gelata rientriamo. Sotto ai jeans metto il pigiama ma non basta.

Accendiamo la caldaia a palla e ci barrichiamo dentro. Andenes lo visiteremo domani… fuori non ci sono più di 2/3 gradi, siamo sulla punta nord delle Vesteralen intorno a noi solo mare glaciale artico. Il cielo è coperto da strati di nuvole scure e minaccia pioggia sempre di più… domani dovrebbe essere l’ultimo giorno di brutto tempo, attendiamo fiduciosi martedì… sperando nelle previsioni del nostro YR… intanto questa sera ci consoleremo con il Bacalao…

 

 

ANDENES – Dverberg – ANDENES
giornalieri 87

totali 4.440

Al risveglio piove/pioviggina… ma come mai? che strano…

Oggi sarà una giornata d’attesa, domani è martedì e YR insiste che domani ci sarà il sole perciò puntiamo tutto su domani… ci muoviamo con la calma, facciamo colazione da Tiffany infatti avremmo speso meno se avessimo comprato un diamante piuttosto che 2 paste e 2 cappuccini, lo sapevamo ma non importa, piove e qualcosa dobbiamo pur fare e poi Tiffany ha anche la wifi libera… perciò vai con facebook…

Visto che domani si prospetta una giornata soleggiata decidiamo anche di prenotare il whale safari: check-in alle 14.00, visita del museo sulle balene con una biologa marina (speriamo in italiano) e alle 16.00 imbarco sulla baleniera di Moby Dick. L’escursione dura dalle 4 alle 5 ore sempre che si avvistino balene altrimenti si prosegue a nastro… leggevo su tripadvisor che può durare anche fino a 8 ore… speremo de no…!!!

Ci consigliano di vestirci pesanti come se dovessimo uscire in mare in inverno… tutta sta roba pesante noi non ce l’abbiamo mica però… ho il mio amato orso, il piumino, la giacca… chissà perché quest’anno ho lasciato a casa le maglie termiche…

Comperiamo un paio di calzettoni di lana grossa per me e una maglia da Super Pippo per Alberto e dopo ci metteremo tutto quello che abbiamo… si raccomandano anche i guanti, un copricollo e il cappello di lana… ma se c’è il sole farà comunque così freddo? Boh lo scopriremo solo vivendo.

L’idea per oggi era quella di visitare il centro di studi sull’aurora boreale, dove proiettano un filmato in inglese sulle aurore boreali e tramite un pseudo simulatore te le fanno vedere come se tu fossi nello spazio, ma dopo aver letto le recensioni negative su trip e in virtù del prezzo (più di 500nok a testa) abbiamo desistito. Nel frattempo piove, smette, piove…

Alle 17 come da previsioni di YR smette definitivamente e ne approfittiamo per vedere l’isola di Andoya anche sul lato orientale passando per Fiskenes, Kvalnes giungendo a Dverberg dove c’è una particolare chiesa ottagonale del 1843 che può ospiteare fino a 350 persone ma purtroppo è chiusa.

Lungo la strada troviamo parecchie alcune case in costruzione e altre in manutenzione e ci fermiamo ad ammirarne le tecniche… sono tutte tassativamente in legno…

Rientriamo al nostro parcheggio “no camping” (N 69.32265 – E 16.13220) per cena e per la notte e incrociamo le dita per domani speriamo che YR non sbagli proprio questa volta… Prima di andare a letto apro la finestra del bagno guardo verso il faro: il cielo si sta aprendo… tra le nuvole filtra il sole…!!!!

 

ANDENES – WHALE SAFARI
giornalieri 4

totali 4.444

 

YR si sta rivelando fantastico, alla mattina il cielo è ancora nuvoloso ma ci sono tantissimi sprazi azzurri, soprattutto verso il mare. Secondo loro “nella mattinata le nubi avrebbero lasciato il posto all’azzurro e dalle 15 in poi giornata totalmente serena fino alla mattina dopo”.

Ohi é così è stato!!! Questi devono essere un misto tra sciamani e meteorologi… non può essere!!!

Noi abbiamo il check-in per l’uscita all’avvistamento alla balena alle 14 perciò la mattinata libera la occupiamo andando a visitare il faro di Andenes. 148 scalini su rampe praticamente verticali ci attendono.

La prima salita è per le 12 e in attesa ci siamo solo noi…meglio di così… posso salire con la calma, con la calma fare tutte le foto che voglio e ridiscendere con la stessa camoma…

La vista dal faro sul paese è molto bella e sul mare è strepitosa, sarà che io sono attratta inspiegabilmente dai fari, ma salirci sopra mi dá delle emozioni particolari.

In quel momento una barca della Whale Safari sta uscendo in mare e anche se quest’ultimo sembra fermo, appena uscita dal porto incomincia a saltare e spanciare sulle onde in modo incredibile… AIUTOOOOOO!!!! COSA MI ASPETTA???

Il cielo intanto si apre sempre di più il che fa presagire un bellissimo pomeriggio.

A pranzo mi faccio una pasta in bianco per stare leggera e anche se non lo dico il nervosismo per la prossima uscita incomincia farsi sentire però la voglia di vedere questi animali da vicino è più grande.

Ci hanno consigliato di vestirci come se dovessimo uscire in mare da noi in inverno perciò mi stratifico all’inverosimile con tutto quello che abbiamo: canottiera e mutande, 2 magliette e pantaloni tuta da ginnastica, altro paio di mutande per tenere fermo il tutto, jeans, pile ad orsetto, copricollo in pile, piumino con cappuccio, giaccia in goretex e guanti. Fuori c’è il sole potente e fa un caldo a cui non siamo più abituati, ci sono la bellezza di 13 gradi ma a noi sembra di essere in pieno estate e per loro è pieno estate, raramente si vedono giornate simili.

Bardata da spedizione all’artico alle 14 puntuali ci presentiamo al check-in.

Alle 14.30 visitiamo il museo dove la biologa italiana ci spiega la storia e i comportamenti delle balene.

Alle 16 siamo pronti per l’imbarco ma non arriva il gasolio per la barca e dobbiamo aspettare.

Intanto il cielo diventa sempre più blu e il sole regna incontrastato.

Prima della visita al museo mi sono fatta dare le pastiglie per il mal di mare potevo scegliere tra quelle leggere e quelle forti, naturalmente ho scelto le forti e visto che abbondare è meglio deficere e memore della barca che saltava sulle onde vista dal faro, ne ho inghiottito 2… Mai decisione fu migliore…

Finalmente si salpa sono le 17, abbiamo 1 ora di ritardo ma qui la luce gioca a nostro favore.

Con la prua puntata a nord ovest, verso il sole, incominciamo a lasciarci la costa alle spalle, Capitan Findus spinge la baleniera sempre più veloce contro le onde e il vento che, appena fuori del porto, si è materializzato e soffia teso. Si balla e si salta, si fa fatica a stare in piedi se non si è attaccati da qualche parte, la maggior parte della gente è seduta nella parte centrale della barca ma io raggiungo in alto la tolda e resto lì.

La bardatura da spedizione all’artico è stata provvidenziale, ci vuole proprio tutta, triplo cappuccio e si sta da Dio. Dobbiamo raggiungere un canyon che si trova a 2 ore di navigazione dalla costa e lì la profondità da 200 mt arriva a 1000 mt. Al museo ci hanno spiegato che qui la corrente del golfo risale e viene in superficie portando con se tutti i microrganismi con cui si alimentano le balene e in profondità vivono i calamari giganti con cui si nutrono i capodogli.

Dopo circa 2 ore di navigazione il primo avvistamento: un grossissimo capodoglio, a detta della guida che ci accompagna forse il più grosso che aveva mai visto.

Ci sta andando di proprio di culo… a differenza di ieri, come ci racconta lo stesso ragazzo. Ieri per via del maltempo la barca delle 12 è uscita alle 15 e di conseguenza ha fatto ritardare tutte le altre e quella salpata alle 17 è rientrata alle 3 della notte.

La loro politica è garanzia al 100% di avvistamento e se ciò non avviene ti rimborsano quello che hai pagato. Questo vuol dire che finché il capitano non avvista il cetaceo e questo non fa il Diving, cioè non si immerge, dopo aver finito di ossigenare tutto il sangue, con il classico movimento di pinnata all’insù, non si rientra.

Ieri il tempo era brutto, pioveva, il mare era particolarmente agitato e i capodogli non si facevano vedere perciò l’escursione si è protratta all’inverosimile. Sempre la guida ci racconta che quando piove e il mare è molto mosso la gente deve stare all’interno del peschereccio in una sorta di stanza bassa dove da un piccolo oblò vede il mare. Ieri delle persone che hanno partecipato all’uscita ¾ vomitava continuamente e gli altri stavano malissimo, ma il capitano non ha desistito finché ha urlato diving e il capodoglio si è immerso.Comunque oggi è una giornata splendida, il primo capodoglio lo abbiamo già avvistato.

Dopo un po’ di sbuffi però l’enorme cetaceo si è immerso senza dare il colpo di coda, perciò questo non vale. Capitan Findus attacca il sonar, rimette le cuffie, dà motore e riparte alla ricerca di un altro esemplare.

Poco dopo avanti a noi sulla sinistra un altro sbuffo, ne abbiamo trovato un altro e lentamente ci avviciniamo.

Questo è un po’ più piccolo ma visto da vicino è enorme lo stesso, sbuffa va sotto, risbuffa torna su, sembra non badare proprio a noi, ci avevano spiegato che i capodogli più anziani, diversamente dai giovani, non hanno paura e si lasciamo avvicinare più facilmente.

Lui è lì bello ciccioso intento a ossigenarsi il sangue e a prepararsi per l’immersione che può durare anche 2 ore. Quand’è pronto svuota i polmoni chiude l’unica narice del naso che ha e che si trova sul fianco della testa, si piega in due, alza la coda e scende negli abissi.

Nel momento in cui chiude la narice il capitano urla diving e le macchine fotografiche all’uniscono iniziano a scattare le vari fasi dell’immersione.

Abbiamo avuto il nostro diving adesso si ritorna, peccato mi sarebbe piaciuto vederne anche un altro. Quasi mi avesse sentito Capitan Findus riparte non verso la costa ma verso il largo, rimette le cuffie, attacca il sonar e la ricerca riprende!!! Che bello!!!

Vuoi l’emozione, vuoi la fatica che devo fare per tenermi in piedi, vuoi le pastiglie, del mal di mare nessuna traccia, sto benissimo, perlomeno finchè non vado giù in mezzo alla ciurma che mangia, che beve e che vomita.

In alto sulla prua il vento ti sferza ma il sole ti riscalda, le onde si infrangono sullo scafo ma tutto intorno a te il blu del mare e del cielo ti avvolge, mi sembra di essere il mozzo della caravella in alto sul pennone che cerca di avvistare la terra, io invece devo avvistare capodogli e il terzo lo vedo proprio io, lo indico urlo tutti si girano, Capitan Findus molla motore e incominciamo ad avvicinarci.

Questo è mio l’ho visto io!!! …e 3!!

Altro che di culo ci è andata oggi….

A questo ci arriviamo meno vicini ma l’emozione é grande lo stesso, ci respira vicino per parecchio tempo e poi sento l’urlo della gente “diving” , lui si piega, alza la coda fuori dall’acqua, si inabissa e non lo vedremo mai più.

Adesso Capitan Findus è soddisfatto gira la baleniera e ci riporta a riva, io ne avrei voluto cercare ancora 1 poi un altro, poi ancora 1… ma va benissimo così, sono già le 20.30 e ci aspettano altre 2 ore di navigazione prima di rientrare in porto.

Il sole incomincia ad abbassarsi all’orizzonte, il vento ad aumentare e il freddo si fa sentire ancora di più, parte della ciurma è sempre seduta al centro della barca, gli altri sono al riparo nella stanzetta buco del topo.

Noi ci piazziamo della parte posteriore esterna della barca, affianco alla cabina di pilotaggio, riparati dal vento e baciati dal sole aspettiamo che Capitan Findus ci riporti a terra.

C’ è una visibilità, e una nitidezza dell’aria incredibile puoi vedere per decine forse centinaia di chilometri, si riesce a vedere benissimo anche la Norvegia continentale con le montagne e i ghiacciai più interni e intanto i colori del sole che si sta abbassando tingono tutte le isole che si avvicinano di giallo.

Alle 22.30 un po’ infreddoliti scendiamo a terra dove rincontriamo la famiglia di camperisti di Anzio con cui avevamo fatto conoscenza e che durante la navigazione avevamo visto raramente.

Sono tutti stremati: lui aveva vomitato 2 volte, la moglie e la figlia invece non si erano godute niente l’escursione per il troppo freddo che avevano patito.

Per noi la giornata invece è stata fantastica, le Vesterålen hanno premiato la nostra tenacia, la voglia di non mollare e di arrivare fin qui regalandoci delle emozioni uniche.

Alle 23, ormai le giornate si stanno accorciando anche qui, mentre io assisto all’ultimo splendido tramonto, Alberto in camper cerca di capire cos’ha la mia macchina fotografica, perché mentre ritornavamo indietro ha dato un errore e non leggeva più la scheda interna…

Riesce a recuperare tutte le foto ma neanche un filmato compreso quello che ho fatto durante il diving del 2 avvistamento. Domani compererò un’altra scheda e a casa con la calma tenteremo di recuperarli.

Amareggiata, alle 23.30 preparo una zuppetta di pesce e poi andiamo a dormire.

il viaggio continua