Colca Canyon – Lá dove volano i condor
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Martedì  26 luglio
Ieri, un minivan turistico ci é venuto a prendere direttamente in albergo ad Arequipa per portarci fino a Chivay.
Ci siamo aggregati a un tour per il Colca Canyon ma noi staremo con loro solo fino a Chivay.


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Ho voluto utilizzare questo tipo di passaggio perché per raggiungere Chivay bisogna fare il Passo del Patapampa a 4910 metri di altitudine e se fossimo stati male, per via dell’altitudine, con il pullman di linea non avremmo potuto fare più tanto, così invece tra la sosta per un mate de coca e una per le foto, la salita l’avremmo sentita meno.

In realtà non ci siamo neanche accorti di salire a 4910 metri, era come se fossimo stati in riva al mare: nessun giramento di testa, nausea o quant’altro, probabilmente i 4 giorni passati a Arequipa a 2335 mt, per acclimatarci, hanno dato il loro frutto.
Verso le 12.30 dopo le varie soste per il mate, con gli alpaca, con i fenicotteri, e tante altre siamo arrivati a Chivay, abbiamo salutato il gruppo che si sarebbe fermato lì per la notte per ripartire il giorno dopo alle 5 di mattina e andare a vedere i condor vicino a Cabanaconde.
Per evitare la levataccia noi ci siamo recati direttamente alla fine della valle per la sera, in modo da visitare oggi il Canyon del Colca, il canyon più profondo del mondo con un dislivello di 4712 metri e vedere i condor che si alzano maestosamente in volo sfruttando le correnti di aria calda, alzandoci ad un orario più umano.

Per arrivare a Cabanaconde, lasciate le valige all’hotel di Chivay dove dormiremo domani, abbiamo utilizzato un pullman di linea “Andalucia” che é arrivato con un ritardo di 40 minuti. L’assalto al pullman, già carico di persone è stato degno dei migliori battelli nel periodo del Carnevale e gridando “avans avans” la gente continuava a salire e a spingere per farsi posto. Alla fine ci siamo stati tutti non solo, alle varie fermate continuava a salire gente con sacchi e borse e urlando “avans avans” hanno trovato posto anche loro.

La tipologia dei viaggiatori era direi alquanto variegata, si andava da semplici turisti come noi a donne con sacchi enormi sulle spalle, a altri che con pacchi e pacchetti tornavano a casa portando di tutto dalla cocacola alla carta igenica.
Per via del peso che c’era a bordo per tutto il viaggio, che è durato all’incirca 3 ore (per fare 60 km.), il pullman ha proceduto a 20/25 km orari su una strada quasi completamente sterrata con i finestrini aperti da dove entrava di tutto. A me è andata bene, una donna che era seduta mi ha fatto cenno che alla fermata successiva sarebbe scesa perciò sono riuscita a fare la maggior parte del viaggio seduta, Alberto invece il viaggio se l’è fatto tutto in piedi.
Una volta lì dovevamo trovare il modo di tornare a Chivay il giorno dopo visitando i vari paesetti della valle, compreso Sibayo che si trova a nord di Chivay e non è facile da raggiungere. In caso non avessimo trovato niente saremmo dovuti tornare indietro con lo stesso pullman con cui siamo arrivati a Cabanaconde.
All’arrivo abbiamo cercato il nostro Hospedaje, che devo ammettere, anche questo bello pulito.


Poi ci siamo recati in un ostello-ristorante-pizzeria lì vicino, che organizza gite e trekking nel canyon, per vedere di trovare una sistemazione per il ritorno del giorno dopo. Ma nulla da fare… loro non avevano il modo di procurarci un passaggio se non per una cifra esorbitante e decisamente non ne valeva la pena.
Abbiamo deciso perciò di prendere il bus delle 7, fermarci alla Cruz del Condor e, se non avessimo trovato nient’altro, con il pullman seguente delle 9 saremmo tornati a Chivay e da lì con un collettivo che non è nient’altro che una macchina stivata all’inverosimile, saremo andati a Sibayo.
Avevo letto di questo ostello-ristorante-pizzeria di Cabanaconde dove un ragazzo italiano si è costruito un forno in pietra e adesso in questo luogo, sperduto sulla faccia della terra, in mezzo alla Cordigliera delle Ande, fa pizze molto buone…
Anche se sono contraria alla pizza mangiata all’estero non ho resistito all’idea di assaggiarne una con l’alpaca e ci siamo fermati lì anche per cena.
Il freddo da queste parti alla sera si fa sentire, siamo sempre a 3200 metri in pieno inverno, il giorno è caldo ma c’è un escursione termica di quasi 25 gradi tra il giorno e la notte.

Cabanaconde dalla finestra
Cabanaconde dalla finestra

Questa mattina perciò sveglia presto per prendere il pullman delle 7 per andare a vedere i condor.

Uno spettacolo stupendo man mano che il sole illumina la valle si formano delle correnti ascensionali e i condor le sfruttano per veleggiare di qua e di là.

Vedo una del gruppo di ieri, sono arrivati anche loro, la fermo per sapere dove si trova il minivan con la guida e se con loro si riesce a ritornare a Chivay in modo da fare le varie soste nei punti più caratteristici della valle cosa che con il pullman di linea non è possibile fare. Troviamo la guida e visto che i nostri posti non sono stati occupati da nessuno ci fanno salire senza problemi.
A Chivay le nostre strade si dividono nuovamente, loro dopo il pranzo torneranno a Arequipa, noi dobbiamo trovarci il “collettivo” (servizio navetta condiviso) per Sibayo.
Troviamo il parcheggio dei collettivi e con i tempi peruviani arriveremo a Sibayo.

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