Arequipa, Il Monastero di Santa Catalina

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Una cittadella dentro la città

In mattinata, con molta calma, abbiamo preso un taxi e siamo tornati in centro per visitare il monastero di clausura di Santa Catalina (Santa Caterina da Siena).

Non si dovrebbe perdere la visita a questo monastero che occupa un intero quartiere ed è cinto da mura imponenti: è uno degli edifici religiosi più affascinanti di tutto il Perú. Non si tratta come altrove di un’unica costruzione, bensì di un complesso religioso di 20.000 mq, fondato nel 1580 da una vedova benestante, Doña María de Guzmán.

Esistono due modi di visitare il monastero Santa Catalina. Uno è quello di gironzolare per proprio conto, respirando l’atmosfera mistica e perdendosi tra le stradine tortuose  o in alternativa, potete ingaggiare una guida che parla spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano o portoghese al costo di pochi soles (circa 20pp). Questa soluzione è quella che abbiamo scelto anche noi e assieme ad una coppia di ragazzi veronesi abbiamo iniziato la visita.

Le visite durano circa un’ora, dopo di che potrete esplorare il monastero da soli fino all’orario di chiusura. Un’esperienza che purtroppo non abbiamo potuto fare è la visita notturna al monastero che è aperto anche due sere a settimana: i visitatori possono esplorarlo a lume di candela, come per secoli hanno fatto le suore.

Una prima spiegazione che la guida ci spiega è il motivo di questo complesso così grande rispetto a tutti gli altri conventi sparsi nel mondo. Nel 1600 era aperto alle sole ragazze delle famiglie nobili spagnole o di discendenza spagnola, nel 1600 era abitato da oltre 500 donne di cui solo 120 erano le monache di clausura, mentre il resto era composto dalla loro servitù. Ad oggi il monastero di Santa Caterina ospita ancora 19 suore di clausura Il monastero, ed è stato aperto al pubblico nel 1970.

La visita prosegue e dopo essere passati sotto l’arco del silencio si entra nel Chiostro delle Novizie, caratterizzato da un cortile al cui centro si trova un albero della gomma. Oltrepassato l’arco, le novizie erano tenute a rispettare il voto di silenzio e a dedicare la propria vita al lavoro e alla preghiera. Dopo i quattro anni di noviziato, durante il quale le loro famiglie dovevano pagare una dote di 100 monete d’oro per ogni anno, le monache potevano scegliere se prendere i voti oppure lasciare il convento, eventualità, quest’ultima, che avrebbe però gettato discredito sui loro parenti.

Le novizie che decidevano di prendere i voti passavano quindi nel Chiostro degli Aranci, così chiamato per gli aranci che crescono nel centro e rappresentano il rinnovamento e la vita eterna. Da questo chiostro si può dare un’occhiata alla Sala de Profundis, una camera mortuaria dove si piangevano le suore defunte, i cui ritratti sono appesi alle pareti. Agli artisti erano concesse 24 ore per portare a termine questi ritratti postumi, poiché era assolutamente vietato ritrarre le monache viventi.

Allontanandosi dal Chiostro degli Aranci si entra in Calle Córdova, una strada su cui si affacciano le celle delle monache. Le celle potevano ospitare una o due persone, oltre a qualche domestica, ed erano austere oppure lussuose, a seconda del ceto sociale di chi vi risiedeva. Scendendo per Calle Toledo si trova un caffè che serve bevande e dolci appena sfornati e si raggiunge la lavanderia comune, dove il personale di servizio lavava la biancheria nell’acqua di un torrente incanalata in grandi giare di terracotta.

Proseguendo per Calle Burgos in direzione della scintillante torre in sillar della cattedrale, i visitatori attraversano la buia cucina comune, che originariamente era una chiesa, almeno fino alla riforma del convento nel 1871. Poco oltre, in Piazza Zocodober (il nome deriva dal termine arabo per “baratto”) le monache si riunivano la domenica per scambiarsi oggetti che avevano realizzato a mano, come saponi o prodotti da forno. Proseguendo a sinistra si accede alla cella della leggendaria Sor Ana, una monaca nota per le sue predizioni straordinariamente precise e per i miracoli che pare abbia compiuto fino alla morte, nel 1686.

Infine, sul Grande Chiostro si affacciano da un lato la cappella e dall’altro la galleria d’arte, con la pianta a forma di croce, che era utilizzata come dormitorio comune; l’edificio è ornato da dipinti murali che ritraggono scene della vita di Gesù e della Vergine Maria.

Dettagli e curiosità

  • Ad oggi il monastero di Santa Caterina ospita ancora 19 suore di clausura Il monastero, aperto al pubblico dal 1970, ospita tutt’ora 19 suore di clausura.
  • Le pareti esterne hanno colori vividi, rosso e blu, mentre tutto è costruito nella tipica pietra bianca vulcanica locale, il sillar.
  • Le celle delle monache, più simili ad appartamenti che a celle vere e proprie, hanno ancora gli arredi originali conservatisi grazie al clima secco della zona.
  • I luoghi comuni sono una grande cucina, due orti, un lavatoio esterno e un cimitero. Salendo una scalinata si giunge a un punto panoramico da dove si può vedere Arequipa e subito dietro El Misti, il vulcano, ancora attivo, che domina la città.
  • Una volta lasciata la guida siamo restati dentro al convento e lo abbiamo rivisto per un’altro paio d’ore perché ogni angolo, con quei colori che si stagliavano nel cielo blu, meritava una foto.

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